3 luoghi comuni sull’alimentazione da ELIMINARE dal tuo vocabolario

I luoghi comuni sono spesso il simbolo dell’ignoranza, non risparmiando nemmeno argomenti scientifici che dovrebbero discutersi in maniera logica.

E chi lo dice? Io? No, lo dicono i ragionamenti, i significati, e i risultati che essi portano. Perché il linguaggio è l’espressione del pensiero, a sua volta influenzato dal pensiero stesso: il nostro e quello degli altri. Ciò modifica fortemente il comportamento, e di conseguenza la nostra salute, soprattutto se stiamo parlando di alimentazione.

Per evitare levolversi di questo processo è necessaria una certa educazione alimentare, verso la quale a interessarsene è solo una minoranza, mentre la società commerciale gode dei favori della disinformazione allo scopo unico di produrre fatturato.

Ecco quindi 3 particolari e ricorrenti luoghi comuni che necessitano di una serie di puntualizzazioni.

Luogo comune numero 1: che cosa ti viene in mente se nomino la parola “dieta”? Naturalmente... “dimagrire”. E quindi mangiare di meno, consultare medici, dietisti e dietologi, acquistare prodotti “dimagranti” e pillole. In parole povere ti stai predisponendo a comprare qualcosa che probabilmente nemmeno ti serve, sempre quando non è completamente inutile anche se devi perdere peso.

Invece questo termine (dieta) è soltanto letimologia di “stile di vita”, e in ambito di nutrizione vuol dire “stile di vita alimentare”. Dieta significa “alimentazione normale”, quella che sostieni tutti i giorni. Non ha senso affermare “da domani mi metto a dieta”. Perché ci sei già, a meno che non ti nutra di sola luce del giorno. Piuttosto dovresti dire “da domani mi metto in terapia”. Ma scommetto che ci penseresti due volte, perché non sembra così a portata di mano come l’altra definizione: e infatti non lo è. Dieta non c’entra nulla con “restrizione alimentare” e “perdita di peso", perché indica uno stile alimentare sostenibile nel tempo, senza controlli medici. Ciò che invece intendi si può definire “terapia alimentare”, “dietoterapia”, “terapia dimagrante”. Termini più corretti, ma che nell’immaginario richiamano un ricovero, e non sono molto allettanti da perseguire. Invece spacciare la parola “dieta” come fosse un modo per dimagrire, spinge a farlo anche chi non ne ha nessun bisogno. Ed acquistare libri, prodotti, consulenze, terapie.

Il linguaggio sociale è larma primaria delleconomia, che sia onesta o truffaldina.

Naturalmente consultare un professionista serio e preparato è la cosa migliore, quando hai dei dubbi.

Però sforzati di usare il termine giusto, perché è più fuorviante e manipolatorio di quello che pensi. E purtroppo non risparmia neanche una buona fetta di nutrizionisti, che quando chiedi un programma dimagrante ti elaborano la restrizione alimentare di 30 giorni. E la chiamano dieta.

Luogo comune numero 2: la “dieta speciale”. Qui il luogo comune raddoppia. Che tu debba perdere 1 o 100 kg, ecco che salta fuori la versione “speciale” di un termine già errato in partenza: dieta ipocalorica o dieta low-carb di vario genere (chetogenica, iperproteica). Oltre a essere consigliate nel breve periodo e quindi non poter avere nulla a che fare con le diete, queste terapie andrebbero rivolte allambito clinico (nei bambini autistici, oppure in condizioni di difetti metabolici, quando devi perdere 40-80 kg e magari sei incline a DCA – Disturbo del Comportamento Alimentare), mentre invece sono vendute a tutti per venire incontro alle esigenze della moda e dello sport di massa, anche a quelle persone che devono semplicemente rassodare addominali e glutei, e spesso nemmeno avrebbero bisogno di perdere un solo grammo di grasso. Alcune di queste terapie alimentari possono invece rivelarsi utili come possibile complemento nello sport ad alto livello, dove è necessario esibire un fisico perfetto (nel body building), o rientrare nella propria categoria di peso (sport di lotta), ma preferibilmente da adottare raramente e in situazioni di emergenza. Ma “emergenza” non vuol dire “usualità”, considerando che dopo sarà necessario un lungo lavoro per ripristinare le funzioni basali del metabolismo.

Per i “comuni mortali” che devono invece perdere pochi o tanti chili, è stato dimostrato che queste terapie sono efficaci nel breve termine, ma spesso non nel lungo periodo, rischiando di farti ritrovare con addosso più grasso di prima. E il motivo è semplice: il grasso in eccesso è energia in esubero che accumuliamo per premunirci dai periodi di carestia alimentare. Il nostro metabolismo è ancora in buona parte autoregolato dai tempi dell’ominide cacciatore-raccoglitore, che non aveva una garanzia permanente di risorse alimentari. Poteva attraversare periodi di abbondanza, e altri di carenza. In situazioni di buone disponibilità di cibo accumulava grassi che avrebbero permesso la sopravvivenza nei momenti peggiori, quando il cibo scarseggiava. Nei momenti favorevoli accumulava più fibre muscolari, data lesigenza di dover disporre di forza e velocità per attacco e fuga. Ancor oggi, pochi minuti di “lotta” portano a rielaborare e migliorare le fibre muscolari, usare lenergia di riserva, mentre il riposo permette di risparmiarla, sia che provenga dalla dieta, che degli apparati muscolari in uso, i quali se non utilizzati per un certo periodo vengono ridotti in densità e volume. Un po come spegnere le luci di casa quando non ti servono, e farti risparmiare sulla bolletta.

Come dimagrire allora? Vuoi ricorrere a una terapia? Fallo. Ma non aspettarti di mantenere a lungo il tuo peso ideale, perché porterai lorganismo in una continua situazione di scarsità, aumentando le possibilità di accumulare depositi grassi alla prima occasione, una volta conclusa la terapia. Così ti lamenterai di avere il famigerato "metabolismo lento” ed essere “geneticamente” portato/a ad ingrassare. Penserai inoltre che se già fai tutta questa fatica (nonostante lo sport!) con le “diete speciali”, chissà come ingrasseresti senza di esse! Invece è tutto il contrario. Più ti darai alla restrizione alimentare (di calorie o di carboidrati), e maggiori saranno le scorte di grasso che alla prima occasione accumulerai. È la “legge del risparmio energetico”.

Se riconosci in te un sovrappeso (o unobesità) significa che devi correggere lo stile di vita generale. Finisci gli alimenti malsani che hai in dispensa e acquista cibi vicini al loro stato naturale. Se sei sedentario/a comincia subito con lesercizio fisico, anche un minimo, anche se vorresti farti vincere dalla pigrizia. Fallo, e riprenderai un aspetto e unenergia eccellenti, mantenendo nel tempo il tuo peso corporeo ideale senza fatica.

Personalmente ti posso dire che, a 45 anni, ho un Indice di Massa Corporea (BMI) perfettamente nella norma (21,2, a fronte di un range di 18,5-24,9) senza nemmeno svolgere attività sportiva, quando invece dai 12 ai 29 anni non potevo sospendere lallenamento nemmeno per 1-2 mesi senza accumulare fastidiosi e antiestetici kg, che anche prima dei 12 anni possedevo. Cè una bella differenza, considerando che il metabolismo rallenta gradualmente dopo i 30-40 anni, e non quando ne hai 7 o 20. Tutto questo grazie alla dieta permanente (che se non fosse tale non si potrebbe chiamare dieta, giusto per puntualizzarlo ancora una volta il concetto), non a occasionali restrizioni di cibo. Devi permettere al tuo metabolismo di trovare un equilibrio, perché finché non lo farai, il peso agirà sempre come uno “yo-yo”.

Luogo comune numero 3: mangiare “carboidrati che ingrassano”. Qui non so nemmeno da che parte cominciare.

Queste ennesime terminologie senza senso sembrano irrimediabilmente entrate a far parte del linguaggio comune di sportivi, non sportivi, e (ahimé!) di molti professionisti.

Su questo argomento ho avuto lunghe discussioni anche con nutrizionisti, ma sembra che non se ne esca: i loro pazienti ingrassano per “colpa dei carboidrati” e a loro tocca complicare ancor più il complicato. Ragionano sulleffetto teorico dei carboidrati isolati, proprio perché li associano a determinati cibi.

Ma “quando vanno mangiati i carboidrati”? Questa è una domanda già scorretta in partenza: noi non “mangiamo carboidrati”, mangiamo cibi con una composizione mista di proteine, carboidrati, grassi, vitamine, minerali, fitocomposti, acqua.

Leffetto sul nostro organismo è quello veicolato da questa composizione, e per di più non di un singolo cibo, ma di tutti quelli presenti nel nostro piatto, dipendenti inoltre dalle singole modificazioni strutturali (cibi crudi, cotti, iper-cotti, irradiati, etc.). Il che produce reazioni ancora diverse. Ci sarà pur un motivo se lindice glicemico del glucosio è ben più alto di quello riguardante qualsiasi altro cereale, o cibo in generale. Il glucosio è un macronutriente, i cereali sono una categoria alimentare con varietà tutte diverse le une dalle altre, sia per composizione, che per indice e carico glicemico. Cancelliamo dal nostro linguaggio “carboidrati = cereali”. Basta.

Invece, lespressione comune sembrerebbe imporre di riconoscere come carboidrati i cereali, che come se non bastasse sono a loro volta distinti inpane” e “pasta” (in realtà semplici derivati, e non cereali originali), mentre le "proteine" sono la carne. Nulla di più sbagliato, perché i cereali sono anche formati da proteine, grassi, vitamine e minerali, mentre la carne oltre alle proteine ha vitamine, minerali, e soprattutto il 50% di grassi.

Ogni tanto qualcuno mi risponde “sì, ma io come carboidrati uso la verdura”...                                                                                 La verdura è un gruppo alimentare. “Io come verdura mangio (es.) pomodori, rucola, carote”. È questa una possibile frase corretta. Laltra non ha senso, perché usa un concetto inesistente, e tu su quel concetto vorresti comporre la tua dieta, accorgendoti che è impossibile perché qualcosa non torna mai. Non è un problema di “finezze linguistiche”, non dirmi “ma sì, è solo per capirci”. Perché invece non ci stiamo affatto capendo, e se vogliamo farlo dobbiamo utilizzare un criterio corretto.

Quando opti per la soluzione “carboidrati a pranzo” e “proteine a cena” hai già sbagliato in partenza. Lo ripeto per l’ennesima volta: i cibi che sceglierai (a meno che non ti nutri solo di integratori) contengono anche altri macronutrienti, e non potrai riscontrare leffetto TEORICO che sui libri di biochimica viene attribuito ai soli zuccheri complessi. Quello che viene paragonato a ogni forma di insulinemia non è il risultato dei soli carboidrati, ma di quel cibo che prevalentemente tu identifichi ad essi, associato a tutto quello che hai dentro al piatto.

Perché allora la pasta e il pane pensi che ti facciano ingrassare? Perché sono 100% carboidrati? Oppure perché sono composti in prevalenza da carboidrati?

Nulla di tutto questo. leffetto che viene attribuito a questi fantomatici nutrienti arriva prevalentemente dalle FARINE RAFFINATE.

Il tipo di cereale più utilizzato è il grano “Creso”, un frumento che fu irradiato nel 1974 e incrociato con un altro tipo di grano. Questa modificazione creò una graminacea ricca di glutine che sembra stare aumentando ogni anno il numero di celiaci (intolleranti al glutine in modo irreversibile), ma producendo anche delle ipersensibilità di vario genere a persone non soggette alla celiachia. A questa discrepanza di base aggiungiamo che gran parte del grano commerciale viene trattato con radiazioni ionizzanti ad alta energia, poi raffinato, ridotto in farina, e trasformato in forme derivate (pane, pasta, pizza, etc.). Una volta entrato nelle nostre case, subisce la cottura e viene da noi rielaborato in vari modi. Il peggio del peggio. Come fanno i nostri enzimi a riconoscerlo?

Ho appena presentato un cibo (non un macronutriente isolato) deleterio per lorganismo umano, povero di minerali, nullo di vitamine, zero enzimi, alto carico glicemico, che tramuta le ormai irriconoscibili catene glucidiche in grassi di deposito, soprattutto quando consumato di sera, momento in cui le richieste energetiche si riducono a livello basale, disturbando la fase “delta” del sonno, quella che ci permette di secernere lormone GH e produrre “endofarmaci” per il rigenero della nostra capacità immunitaria.

Totalmente diverso è invece leffetto dei cereali consumati in chicco. Infatti la loro composizione originale è più facilmente digeribile e riconoscibile dai nostri processi metabolici, forti della presenza di fibra, dei composti vitaminici e degli elementi chimici presenti nel chicco (quasi assenti nelle farine distrutte) che sono indispensabili per metabolizzare i macronutrienti. Soprattutto i carboidrati. Sapevi che la tiamina (vitamina B1) è necessaria per il metabolismo dei carboidrati, e tale fabbisogno aumenta in proporzione alla loro assunzione con la dieta? Più carboidrati sono presenti nella dieta, e più tiamina devi integrare attraverso il cibo. I chicchi interi non a caso hanno buone quantità di B1 e di magnesio, questultimo necessario a catalizzare lenzima della tiamina, e farla funzionare. A sua volta incentivando i processi energetici, anziché quelli che accumulano trigliceridi (grassi di deposito).

Questi meccanismi vengono ottimizzati mangiando chicchi reidratati e crudi (ancor meglio se germogliati), in quanto preservano sia il 100% delle vitamine che degli enzimi, dandoti energia, piuttosto che un mattone sullo stomaco. Non ci crederai, ma dopo una notte di ammollo gran parte dei cereali in chicco sono commestibili, hanno un alto potere nutritivo, e si prestano a varie invitanti soluzioni.

In commercio si trovano almeno 13-14 tipi diversi di cereale, tutti con caratteristiche diverse e fonti preziose di micro e macronutrienti.

I carboidrati, a noi necessari per il 55-65% delle calorie totali, sono presenti anche in legumi, frutta fresca e secca, verdura e ortaggi, alimenti che prevedono abbondanti quantità dei loro metaboliti, con gran vantaggio per la tua salute, alla faccia dei luoghi comuni che complicano anche le soluzioni più banali.

Ricapitolando:

1) dieta= stile di vita alimentare. NO terapia alimentare restrittiva;

2) dieta “speciale” per dimagrire= la dieta più “speciale” che puoi ottenere è composta da cibi consumati più vicini allo stato naturale, “come colti”. La dieta ottimale è da mantenere stabilmente nel tempo, che tu debba dimagrire o conservare il tuo peso ideale. Diffida dai “miracoli” promessi dai marchi registrati, che offrono il metodo delluomo preistorico, o quello dellumano del XXX secolo;

3) carboidrati che ingrassano= non si tratta di carboidrati, ma di farine di grano modificato da numerosi processi produttivi. Grazie a falsità informative di questo genere è oggi possibile diffondere con facilità le pericolose e instabili “diete low-carb”.

Sei d’accordo su tutto? Solo su una parte? Oppure su niente di tutto quello che hai letto? Fammelo sapere attraverso un commento, contribuirai ad arricchire l’articolo.

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admin Autore

Commenti

    Clara Farricelli

    (16 gennaio 2017 - 15:45)

    Ciao e grazie. Con i primi due punti sono d’accordo, con il 3 non del tutto. Se fossi nata con un becco e le alette penso che il mio cibo principale sarebbero i chicchi; ma sono nata femmina e in Italia e la pasta è il mio cibo preferito. Perché non mi aiuti a scoprire qual’è la pasta migliore da comperare? Dove abito il fornaio sta sperimentando un pane fatto con grano coltivato come una volta, senza aggiunte di altre sostanze. Forse c’è qualche pastificio che fa la stessa cosa.
    Resto in attesa di una tua risposta.
    Clara

      Gianfranco

      (20 gennaio 2017 - 15:11)

      Ciao Clara, dover mangiare pasta perché si è italiani ha più a che fare con la tradizione (e di conseguenza con le economie commerciali) che con la biochimica della nutrizione.

      I cereali in chicco contengono tutto ciò che serve per metabolizzare la loro stessa struttura senza dover sequestrare le scorte organiche. Contengono anche quel Fattore di Tolleranza Glucidica (FTG) scarso o assente nelle farine, e che è indispensabile per migliore la tolleranza ai carboidrati, i quali non sono un’opzione.

      Quindi non è necessario essere volatili per assumere miglio e grano saraceno, perché si tratta di cibi ottimali anche per noi.

      Questo non toglie che tu non possa mangiare anche la pasta, che alternata al resto aumenta le tue scelta alimentari. Meglio se integrale ed eventualmente di grani antichi, o farro, kamut, grano saraceno, etc. Oggi puoi cominciare a trovare anche la pasta di legumi che è veramente qualcosa di speciale: lenticchie, azuki, lupini.

      Quindi i cibi da preferire in maniera preponderante sono quelli interi, ma nulla esclude che anche gli altri si possono benissimo inserire fra questi.

    margherita

    (26 luglio 2015 - 17:07)

    gran parte di queste cose già le sapevo, il problema è che la verità viene sempre divulgata in modo scorretto dai mass media, per fare soldi con metodi scorretti per dimagrire. Una cosa molto vera che sapevo da tempo è che bisogna durante le terapie dimagranti calare molto lentamente, per non essere soggetti all’effetto yo yo, perdere tanto peso non serve che a riaccumularlo velocemente una volta finita la terapia dimagrante. Che i carboidrati servano nell’alimentazione è una cosa indubbia, tant’è che in una dieta equilibrata devono essere il 55% dell’apporto energetico, quotidiano, approvo tutto ciò che dici, perchè è la verità. Sebbene sia più piacevole credere che per perdere peso velocemente basti, prendere la data pillola, o abbuffarsi di proteine, sono metodi dannosi e se danno dei risultati sono temporanei e poi si riacquista il peso con gl’interessi.

      Gianfranco

      (26 luglio 2015 - 18:33)

      Ciao Margherita, grazie del commento! 🙂

      Devo fare solo una precisazione.

      Negli ultimi anni è emerso che non è un problema perdere tanto peso in poco tempo, almeno non dal punto di vista fisiologico (al massimo può esserlo da quello psicologico se in pochi mesi ti ritrovi dentro a un altro corpo). Il problema del rebound arriva quando il peso lo perdi attraverso terapie ipocaloriche e/o ipoglucidiche.

      Ma come dici bene, l’industria non ha alcun interesse a vendere informazioni poco o nulla profittevoli, e anzi il miglior vantaggio che ha è proprio quello di offrire svariati modi per acquisire il problema e anche anche la soluzione “miracolosa”, per questo motivo venduta a un costo elevato.

    Catherine Brunetta

    (24 luglio 2015 - 13:11)

    Buongiorno!
    Grazie per questo articolo!!! Mi ha chiarito ulteriore cose : come per esempio il capitolo 3…. Già avevo notato che mi è sempre meno piacevole consumare quelle farine bianche e meno ancora consumare pasta fatta di farine raffinate…. Il mio cibo quotidiano si va pian piano focalizzando sul vegetale crudo…. Ancora non riesco a non cucinare certi cibi… ma pian piano ce la farò!!!
    Grazie ancora e buona giornata!

      Gianfranco

      (24 luglio 2015 - 22:02)

      Ciao Catherine, ovviamente non è necessario per forza dover mangiare tutto crudo, ma una buona dose di cibo crudo aumenta il nostro livello di salute e stabilizza molto più facilmente il nostro peso corporeo.

      Per qualunque domanda o dubbio scrivimi. 🙂

    Eva MIOTTO

    (24 luglio 2015 - 8:26)

    Articolo molto interessante.
    Vorrei sapere, da neofita di un cambiamento alimentare, quali sono i cereali da reidratare ( io reidrato solo i legumi secchi); e vorrei sapere cosa ne pensa della farina di tipo 1. Grazie

      Gianfranco

      (24 luglio 2015 - 22:50)

      Ciao Eva, innanzitutto diamoci del tu! 🙂

      I cereali da reidratare mediante ammollo sono tutti quelli in chicco (riso, farro, orzo, avena, etc.), e tale operazione serve sia per ridurre la quantità di acido fitico presente (e aumentare la biodisponibilità dei minerali) che per ridurne i tempi di cottura.

      Naturalmente, l’ammollo è indispensabile quando si intende mangiarli crudi oppure farli germogliare.

      Riguardo alla farina di grano 1, diciamo che è più adatta a soddisfare le esigenze del palato e quelle commenrciali, piuttosto che a venire incontro alle più importanti esigenze funzionali dell’organismo.

      Ai fini salutistici, il grano comune rientra fra gli alimenti che bisognerebbe eliminare dalla nostra dieta, o quanto meno ridurre a sporadiche occasioni, sempre se non si soffre di sensibilità al glutine non celiaca (NCGS). In questo caso bando a tutti i prodotti con grano comune, mentre si può continuare a consumare il grano Senatore Cappelli e tutti gli altri tipi di cereali e pseudo-cereali (amaranto, quinoa, grano saraceno).

    laura

    (24 luglio 2015 - 8:11)

    Molto interessante. alcune cose le sapevo già. Alla fine dell’articolo avrei avuto voglia di un ulteriore approfondimento.

      Gianfranco

      (24 luglio 2015 - 21:50)

      Hai ragione anche tu Laura, ma l’articolo vuole solo mettere in luce alcuni fattori che sono oggetto di confusione continua.

      Gli approfondimenti li puoi trovare attraverso gli ebook e i report di questo sito, forniti appunto per dare un sostegno pratico su “come fare”, che è quello che alla fine interessa tutti.

      Naturalmente puoi chiedere anche qui quello che vorresti sapere, e che non hai trovato sull’articolo. Non farti problemi. 🙂

    isabella

    (23 luglio 2015 - 21:13)

    ma sei te, Gianfranco? Comunque: questo articolo è interessante e sono felice di dire che queste cose le sapevo già, anche se non sarei stata in grado di dirle così bene. la numero 3 secondo me è un po’ troppo lunga, e occhio: io rappresento l’italiano medio, che alla terza riga inizia a distrarsi anche se l’argomento lo interessa (e questo argomento MI interessa!)… Non sarà mai abbastanza il parlare di alimentazione, ma credo davvero che tante malattie non esisterebbero nemmeno, se si imparasse fin da bambini come si mangia e cosa…

      Gianfranco

      (23 luglio 2015 - 21:30)

      Hahhahaha!!! Sì Isabella, sono sempre io!

      Sulla n. 3 ci si potrebbe scrivere un libro, ma ormai fa parte di una “compulsione linguistica” che produce danni al comportamento alimentare. La gente spesso non è interessata a capire e nemmeno a risolvere realmente i propri problemi (altrimenti di cosa si lamenterebbe?) quindi stavolta chi vuole capirci qualcosa in più deve leggere tutto! 😉

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