Rimedi per la pressione bassa: pillole o fitness?

high-blood-pressure-247139_1280La pressione bassa (ipotensione arteriosa) è un evento caratterizzato da ridotto volume sanguigno determinante un modesto afflusso di sangue al cervello, provocando così i sintomi tipici attraverso improvvisi capogiri e debolezza. I livelli di pressione medi si attestano attorno ai 120 mmHg per la pressione sistolica (massima), e agli 80 mmHg per la pressione diastolica (minima). Oscillazioni sistoliche al di sotto dei 90 mmHg, e diastoliche al di sotto dei 60 mmHg corrispondono generalmente a ipotensione arteriosa, ma non tutti i soggetti avvertono a tali livelli i classici sintomi, e per loro questi parametri possono, seppur con le dovute cautele, ritenersi fisiologici.

L’ipotensione arteriosa è un problema abbastanza comune fra la popolazione generale; al contrario della pressione alta (ipertensione arteriosa), se fisiologica non conduce generalmente a patologie nel lungo termine, evidenziandosi protettiva nei confronti delle problematiche cardiovascolari. Quando la pressione bassa risulta fisiologica, è sufficiente affrontarne i sintomi aumentando lassunzione giornaliera di liquidi: acqua o integratori salini; ciò è utile allo scopo di ripristinare il volume del torrente ematico, e ristabilire una adeguata densità sanguigna all’interno di vene e arterie. Per questo motivo la pressione bassa si può caratterizzare maggiormente nei periodi più caldi, a causa di maggior disidratazione e vasodilatazione venosa indotta dal calore, soprattutto nelle donne in età fertile, in quanto soggette a perdite di sangue durante l’attività mestruale. La pressione bassa è frequente anche in gravidanza, a causa dell’aumento di progesterone che anch’esso causa vasodilatazione.

Non è consigliabile affrontare questo problema attraverso sostanze stimolanti come caffè, tè e cioccolata, senz’altro da limitare in quanto disidratanti; infatti, dopo le positive impressioni iniziali possono ridurre ancor più i livelli pressori. Riguardo alla tanto consigliata liquirizia, anche in questo caso non si può considerare una soluzione seria e, se pericolosa per gli ipertesi, nel problema opposto può costituire un rimedio momentaneo non diverso da tè, caffè e cioccolata.

Particolare attenzione bisogna invece porre ai casi di ipotensione non fisiologica: forti capogiri possono determinare pericolose sincopi (svenimenti). Si tratta di un meccanismo compensativo che, così come nel semplice sintomo, induce il soggetto a portarsi in posizione orizzontale facilitando l’afflusso sanguigno verso il cuore e il cervello. Durante eventuali situazioni di svenimento, in attesa dei soccorsi, è necessario:

- sollevare le gambe del soggetto in modo da favorire la circolazione venosa;

- assicurargli una respirazione adeguata attraverso l’estensione del collo, portandogli leggermente all’indietro il mento;

- slacciargli eventuali cinghie ed elastici che possono ridurre il passaggio venoso del sangue.

L’ipotensione non fisiologica può verificarsi in caso di svariati shock quali ustioni, emorragie, vomito eccessivo, frequenti scariche diarroiche, reazioni allergiche, crisi diabetiche, disfunzioni tiroidee, crisi cardiache, forti tensioni emozionali, carenze nutrizionali (magnesio, potassio, ferro, vitamina B9, vitamina B12), “colpi” di sole, sindromi depressive, brachicardia, ipoglicemia, ma può anche preannunciare gravi malattie quali ictus e morbo di Parkinson.

Anche un’attività fisica eccessiva può condurre e ipotensione, evento che segnala un’intensità oltre limite per le proprie possibilità, che devono essere riviste ed eventualmente migliorate con gradualità, se si intendono mantenere tali ritmi. In ogni caso è sufficiente ridurre il lavoro fisico, valutando per sicurezza l’ipotesi di ricorrere a un controllo medico.

Ci sono poi trattamenti clinici con uso di antipertensivi, triciclici, antidepressivi, farmaci per il morbo di Parkinson che possono ugualmente condurre a ipotensione. Anche l’abuso di alcol, soprattutto abbinato a tali medicine, può determinare gli stessi effetti. Starà al medico valutarne i motivi per trarre le dovute conclusioni, e orientare il paziente verso soluzioni idonee.

I sintomi dell’ipotensione possono portare a disturbi secondari quali segni psichici, fisici, e del comportamento: stanchezza, pigrizia, apatia, sonnolenza, confusione mentale, vertigini, mal di testa, nausea. A volte tali avvisaglie possono essere causate da eccessivo allettamento dovuto a malattia, o semplice cattiva abitudine di passare a letto diverse ore del giorno.

Come gran parte delle anomalie fisiche, anche l’ipotensione arteriosa si può affrontare con un adeguato e personalizzato esercizio fisico: ci si deve “allenare” a ridurre o eliminare questo problema sviluppando migliori predisposizioni posturali e motorie.

Ai soggetti sedentari e particolarmente predisposti alla pressione bassa, si può consigliare di cominciare tale preparazione fisica “anti-ipotensiva” dopo la fine dell’estate, e aumentare l’assunzione di liquidi attraverso qualche bicchiere in più di acqua al giorno.

Capiremo ora i motivi per i quali, al fine di contrastare la pressione bassa, l’esercizio fisico è una componente non trascurabile.

La circolazione sanguigna si muove attraverso l’apparato cardiovascolare, grazie alle fortissime contrazioni del cuore, il quale spinge il flusso sanguigno ricco di ossigeno attraverso un sistema chiuso, principalmente formato da arterie e vene, passando dai vasi capillari che rilasciano ossigeno e sostanze nutritive a tutti gli organi, soprattutto a quelli che in un determinato momento ne manifestano maggior richiesta. Man mano che il percorso si completa, il sangue si impoverisce gradualmente di ossigeno e viene ricondotto prima al cuore e poi verso i polmoni, dove scambia l’anidride carbonica accumulata dall’organismo con nuovo ossigeno pronto a essere ridistribuito, e nuovamente immesso in circolo attraverso il cuore.

Affinché tutto ciò possa regolarmente svolgersi, è necessaria una grande sinergia fra i sistemi di “pompaggio”: il primo sistema è regolato proprio dal cuore attraverso fortissime contrazioni cardiache che provocano una elevata spinta “cinetica” del sangue, la cui inerzia prosegue attraverso un lungo percorso; ma tale propulsione non sarebbe sufficiente a completare l’intero circuito cardiovascolare, se non fosse per gli altri sistemi di pompa. Al pompaggio cardiaco si uniscono infatti sistemi di pompa muscolo-scheletrici e respiratori, che assicurano al torrente ematico il fluire anche in fase ascendente (dal basso verso l’alto) in contro-gravità: il movimento muscolare (pompa muscolo-scheletrica) degli arti inferiori opera un processo di “spremitura” delle vene profonde, le quali posseggono valvole unidirezionali che spingono il sangue verso il cuore, interagendo con la pressione muscolare. Allo stesso tempo, la respirazione collabora a questo lavoro grazie all’abbassamento del diaframma (pompa respiratoria), il quale, aumentando la pressione intra-addominale favorisce quella sulle vene addominali con incremento di sangue nel tratto addominale-toracico, in direzione della vena cava inferiore che sfocia nel ventricolo destro del cuore.

Anche le pareti venose, grazie alla loro componente muscolare liscia, sono in grado di spingere il sangue verso l’alto, operando delle vasocostrizioni (restrizione del lume venoso) determinate dal sistema nervoso autonomo (SNA).

Da precisare che tutto il sangue dell’organismo – mediamente 5 litri – completa il suo circuito (gittata cardiaca) in un minuto, ma durante elevata attività fisica può aumentare questa velocità di 6-7 volte, producendo nello stesso arco di tempo un passaggio di 30-35 litri di sangue, fornendo così all’organismo maggior ricambio di ossigeno e incremento di sostanze nutritive rispetto alla condizione di riposo.

Per tutti questi motivi, avere pareti muscolari più toniche e sistemi cardiocircolatori, vascolari e respiratori più attivi, può determinare valori pressori regolari grazie a migliori rifornimenti di ossigeno e sostanze nutritizie.

Si evince così che uno stile di vita sano e attivo dal punto di vista nutrizionale e motorio, è il miglior rimedio per contrastare, ridurre, o addirittura eliminare l’ipotensione arteriosa.

Il contenuto di queste pagine vuol semplicemente fornire una serie di consigli informativi da non intendere come prescrizione medica o terapia alimentare, per le quali si raccomanda di rivolgersi a professionisti qualificati.

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Gianfranco Longo Autore

Sono un blogger, mi occupo di educazione alimentare e motoria grazie a formazione e aggiornamento continui come Educatore Alimentare e Personal Trainer. Fra le altre fonti di apprendimento, attraverso l'istruzione libera offerta dalle università (MOOC), costantemente aggiungo conoscenze in ambito di patologia generale relative alla Psico-Neuro-Endocrinoimmunologia (PNEI), scienza dell’equilibrio dei meccanismi organici che riguardano principalmente il sistema endocrino e quello microbico.

Commenti

    simona

    (28 luglio 2015 - 0:00)

    Tanto moto, sole e vit C.
    Ho la pressione sulla soglia minima, ma quel po’ che basta per poter stare in salute.
    Prima ero meno attenta a queste cose e, d’estate, rischiavo gli svenimenti a causa di una pressione davvero troppo bassa.

    interessante, grazie 🙂

      Gianfranco

      (28 luglio 2015 - 1:28)

      Ciao Simona, grazie a te!
      Ti dico solo che io la resistenza al calore e la pressione regolare le ho “allenate” tanti anni fa, sulla pista di atletica. 😉

    Denise

    (27 luglio 2015 - 19:58)

    Articolo molto interessante, si parla sempre di ipertensione e chi ha la pressione bassa si sente un po’ abbandonato a se stesso.

      Gianfranco

      (27 luglio 2015 - 20:19)

      Infatti! Proprio per questo motivo ho deciso di affrontare questo argomento spesso troppo sottovalutato, dove le uniche domande che ricevi sono “cosa possono prendere” e l’immancabile “mi hanno detto che devo mangiare più sale…”.

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