La strada del dimagrimento? Usa il DOLORE per eliminare il DOLORE

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Ricordo un periodo della prima metà degli anni Novanta, quando praticavo atletica leggera.

 

Ricordo uno di quei momenti in cui per lennesima volta riprendevo ad allenarmi, perché per lennesima volta ero reduce da mesi di stop.

 

Almeno una volta allanno, una volta giunta una condizione atletica più che soddisfacente dove molto spesso battevo i miei primati personali dellanno precedente, di colpo sacrificavo tutto quanto per tentare di guadagnare di più da un lavoro di vendita, dato che lo stipendio del mio primo lavoro non bastava mai.

 

Ma pian piano, dopo qualche mese, a un certo punto qualcosa mi attraeva verso lo stadio di atletica, perché per me era una casa, un luogo a cui non potevo rinunciare.

 

Così a un certo punto mollavo tutto e ritornavo lì.

 

E ogni volta ritornavo con diversi kg da eliminare.

 

Del corridore in forma che mesi prima polverizzava i propri primati personali non cera nessuna traccia, perché quello che si ripresentava in pista era un ragazzo con alcuni kg di sovrappeso che (come diceva il mio allenatore) “Non andava avanti nemmeno a calci in culo”.

 

Ma ormai conoscevo litinerario che mi aspettava, sapevo qual era il percorso da compiere, e sapevo che se avessi potuto concedermi dei mesi di allenamento come si deve, avrei nuovamente battuto i miei tempi personali.

 

Ma prima di tutto bisognava sbarazzarsi dei kg in eccesso, così ero di nuovo lì a sputare lanima, a correre con la grazia di una gallina e lagilità di un rinoceronte anche alle 6 del mattino o alle 10 di sera.

 

Lalimentazione che introducevo ogni volta che smettevo di allenarmi non mi aiutava di certo a mantenere un peso decente durante i mesi di inattività, dato che oltre a essere qualitativamente inadeguata non mancava mai di ABBONDARE di una particolare componente: I DOLCI!

 

Quando non avevo il pensiero del risultato ecco che la dispensa di casa mia si riempiva di ogni tipo di dolce confezionato esistente.

 

In particolare, ciò che non mancava mai era la Nutella, o qualche analoga marca di crema spalmabile.

 

E io sapevo benissimo a cosa ogni volta sarei andato incontro. Senza allenamento il tono muscolare cominciava a ridursi mentre il grasso aumentava, dandomi un aspetto “quadrato” che odiavo ferocemente.

 

Mi sentivo da schifo, non ero a mio agio né per il modo in cui mi vedevano gli altri (che me lo ricordavano continuamente), né per l'energia che solitamente ero abituato a sentire, e che in quei momenti andava sotto ai tacchi.

 

Ma una volta tornato in pista sapevo bene cosa fare.

 

La mia tattica era quella del DOLORE.

 

Dopo il primo ricondizionamento atletico, arrivava il momento di introdurre sedute di allenamento ad alta intensità.

 

Ed era lì che cominciavo a decidere che la mia dieta doveva subire dei cambiamenti decisivi.

 

Così aumentavo le cucchiaiate di Nutella!

 

A prima vista sembra un controsenso, ma seppur per nulla ortodossa, ti assicuro che almeno per me era una tattica funzionante!

 

Ricordo in particolare un allenamento dove, pur continuando a correre alla massima velocità possibile, mi sentii talmente male che giurai a me stesso che non avrei toccato più un grammo di questa immensa porcheria, né qualunque tipo di altro dolciume!

 

Era come se corressi con un macigno dentro allo stomaco che il mio organismo voleva eliminare a tutti i costi. Sentivo una nausea enorme, una sensazione talmente di malessere che a parole nemmeno si può spiegare.

 

Ed ecco che il dolore delle mie sensazioni andava a superare il piacere di mangiare i miei dolci preferiti, facendoli diventare qualcosa di (FINALMENTE) vomitevole!

 

Ed era quello il momento in cui la mia condizione atletica cominciava a decollare, perché dopo solo un mese di allenamenti costanti e sempre migliori, i miei tempi di gara cominciavano a prendere unaltra piega.

 

A volte se vogliamo ottenere un risultato decisivo dobbiamo essere drastici, e non sempre i mezzi utili sono i più ortodossi.

 

Con questo non voglio dire che devi ammazzarti di dolci o di quanto più deleterio ci sia nel cibo, né di usare mezzi illeciti che al contrario ti possono solo rovinare per tutta la vita.

 

Dico però che devi produrre un meccanismo che fa “scattare” una decisione. Quel meccanismo che ti fa di colpo “decidere” che tutto deve cambiare SUBITO.

 

E per ottenere questo risultato, a volte devi esasperare lo stesso problema che vuoi eliminare.

 

Ma innanzitutto puoi sfruttare quellallenamento che deve diventare parte di te, perché senza esercizio fisico non puoi dimagrisce in modo corretto e permanente.

 

Grazie a un corretto programma motorio la tua voglia di consumare cibi “sbagliati” si esaurirà, soprattutto quando assocerai questi cibi alla fatica e al malessere creati al momento del massimo sforzo.

 

Ma ora tu non stai leggendo questo articolo per correre i 10.000 metri in meno di 30 minuti.

 

A te basta dimagrire, che è la gara più importante che devi pretendere di vincere.

 

Chiunque può farlo, la cosa fondamentale è far “scattare” in te quella scintilla.

 

È unoperazione che ti impegnerà per una sola frazione di secondo della tua vita.

 

E quando succederà, tutto il resto sarà per te sempre più in discesa, fino alla fine dei tuoi giorni.

 

 

PS: questo è ciò che da atleta agonista facevo io. Non sapendo chi sei tu non te lo posso consigliare come “metodo sicuro”, ma posso eventualmente consigliarti di rivolgerti a un bravo psicologo che saprà usare una metodologia simile applicata alla tua situazione e al tuo caso personale.

 

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Gianfranco Longo Autore

Sono un blogger, mi occupo di educazione alimentare e motoria grazie a formazione e aggiornamento continui come Educatore Alimentare e Personal Trainer. Fra le altre fonti di apprendimento, attraverso l'istruzione libera offerta dalle università (MOOC), costantemente aggiungo conoscenze in ambito di patologia generale relative alla Psico-Neuro-Endocrinoimmunologia (PNEI), scienza dell’equilibrio dei meccanismi organici che riguardano principalmente il sistema endocrino e quello microbico.

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